Prove di inseminazione

“Una cavalcata furibonda, da perdere il ben dell’intelletto!
E, difatti, sarei andato sino in fondo se, ad un certo punto, non mi avesse strattonato…”

Prove di inseminazione

Sono Massimo, ho 50 anni, una moglie e
due figli, e sono un tipo molto aperto e socievole. Ho sempre coltivato larghe amicizie e non ho mai perso occasione di rinverdirle con cene e incontri in allegria. Quest’anno, per celebrare il traguardo fatidico dei 50 anni, ho organizzato una bella festa in un ristorante in collina, invitando tutti i miei vecchi amici con le rispettive consorti.
A tavola ci siamo messi goliardicamente in ordine sparso, i maschi da un lato e le donne per conto loro. Al mio fianco si è seduto Franco, un mio vecchio compagno di giochi e di scuola, un amico fraterno di cui negli ultimi tempi avevo un po’ perso le tracce. Si è accostato a me e, con un’aria un po’ misteriosa ha cominciato a parlarmi sottovoce nell’orecchio:
“Max, vorrei parlarti … si tratta di una cosa delicata … ma so che con te posso confidarmi”.
L’aria un po’ imbarazzata di quella comunicazione mi lasciava perplesso, gli ho risposto anch’io sottovoce:
“Franco, non so in cosa posso esserti utile, ma parliamone con calma uno di questi giorni. Quando vuoi, fammi uno squillo e ci vediamo…“
Poi ci siamo lasciati andare ai bagordi della festa ed ho avuto modo anche di incrociare un paio di volte la moglie di Franco, Antonella, una donna di 45 anni, che, ad onta della sua bella presenza, mi è apparsa più sfuggente del solito.
Dopo due giorni Franco mi ha telefonato ed è venuto a casa mia per parlarmi. Assicuratosi che nessuno ci ascoltava, mi ha spiegato:
“Max, ho un grosso problema in casa. È da anni che cerchiamo di avere un figlio e Antonella ne è angosciata. Abbiamo fatto tutte le indagini mediche, ma pare proprio che non c’è niente da fare. Ho cercato di convincere Antonella a provare l’inseminazione artificiale ma lei è contrarissima”.
Eravamo amici, sì, ma trovavo curioso che avesse pensato di riservare a me confidenze così delicate. Cercai di confortarlo suggerendogli un’ipotesi alternativa:
“Ma perché non pensate ad adottare un bambino. Ci sono tanti orfani nel mondo!”
Mi rispose subito con aria sconsolata:
“Macchè! Da qualche anno gli affidamenti si sono fatti molto complicati. E poi non credo che Antonella accetti di prendersi un figlio di chissà chi…”
Non sapevo che altro dire, chiusi la conversazione insistendo:
“Lascia che provi io a convincerla”
Lo vidi molto scettico, ma mi ringraziò tanto per la mia comprensione.
Passarono due-tre giorni e a sorpresa ricevetti una telefonata della moglie:
“Scusa Massimo se ti importuno … so che ti sei visto con Franco … ma mi piacerebbe chiarirti in privato alcune cose. se non ti dispiace, puoi venire a casa oggi pomeriggio? sono sola e nessuno ci disturberà”.
Dopo questa telefonata il mio imbarazzo crebbe, ma non potevo sottrarmi a quell’invito. Quando arrivai a casa sua, mi si presentò in vestaglia, scusandosi dell’abbigliamento, perche’ non si sentiva molto bene. Non riuscivo a toglierle gli occhi da dosso, la vestaglia nascondeva a malapena due poppe da quinta misura e due cosce stupende. Mi invitò ad accomodarmi in salotto, si sedette di fronte a me concedendomi la visione sconvolgente dell’incrocio delle cosce in fondo alle quali spuntava un ciuffo di peli neri. Poi, con aria carica di pathos, mi disse sospirando:
“Massimo, non vorrei approfittare troppo della tua sensibilità, ma se mi vedo costretta a parlartene riservatamente è perché sono disperata. Purtroppo Franco è sterile. Dicono che è stata un’infezione giovanile mal curata. Ma certo non mi può dare figli”
Respirai profondamente, poi deglutii, quel pezzo di fica che mi stava davanti si spingeva in un rapporto di confidenzialità al quale non ero preparato. Dissi anche a lei quello che avevo detto al marito:
“Guarda, Antonella, che non è una tragedia … capita a tantissime persone … ci sono tanti modi per avere un figlio”
Non mi fece finire e tagliò corto:
“No, ti prego, non parlarmi di adozioni o di sistemi artificiali. No, per l’amor di dio. Voglio un figlio tutto mio … credo che tu mi comprenderai”
Così dicendo si alzò dal divano e cominciò a camminare su e giù per la stanza nervosamente, ma ancheggiando in maniera provocante e aprendo squarci sempre più vertiginosi nella sua vestaglia: lo spacco delle due tette era interamente scoperto, l’apertura era arrivata quasi all’ombelico, di lato si scorgevano in tutta la loro maestosità le gambe e le cosce, sino all’attaccatura laterale delle natiche. Forse sinora non avevo avuto modo di apprezzarla adeguatamente, Antonella era veramente una gnoccona da sballo.
Cominciai a intuire il senso delle confidenze del marito e di quell’invito a casa sua. Avvertii per un attimo un senso di peccato, di mancato rispetto nei riguardi del marito che era pur sempre un mio caro amico. Ma lei si muoveva come una tigre in gabbia e mi guardava con occhi da gatta in calore. Mi alzai, mi avvicinai a lei, la fermai e, senza dirle nulla, iniziai a toccarla e baciarla dappertutto. Lei sembrava non aspettare altro, rispose subito vogliosamente ai miei baci, si aprì la vestaglia e diede alla mia bocca ed alle mie mani libero accesso alle sue grazie. Che opulenza quelle tette, quelle cosce, quelle chiappe!
Ad un certo punto mi fermò, mi prese per mano e mi sussurrò:
“Vieni!”
Mi portò in camera da letto dove si liberò di tutto e si distese sul letto spalancando le cosce e invitandomi lascivamente ad accomodarmi. Mi liberai in un baleno di ogni cosa e mi lancia letteralmente su quel corpo fremente, introducendo subito il mio cazzo in quella calda tana.
“Aaah sì dai sì, chiavami come si deve, sìì ….. pompami aahh sìì, riempimi!”
Antonella rispondeva ai miei colpi agitando forsennatamente il bacino, difficile stabilire se ero io chiavarla o lei a chiavare me. Io gemevo e grugnivo dando il meglio della mia capacità copulatoria:
“Uuuhhmm sì… mamma che fica che hai! uuhhmm è una fornace! che culo ha avuto Franco ad avere una donna così!”
“E che culo hai avuto tu a fottertela al suo posto!”
Aveva ragione, mi era caduta addosso una occasione straordinaria di cui ancora non mi rendevo conto perfettamente. Comunque la pompai di gran lena per oltre dieci minuti, mentre lei godeva come una forsennata rilasciando densi umori vaginali intorno alla mia asta. Mentre la stantuffavo si alternavano nella mia mente le immagini più disparate: quella di mia moglie, sempre affettuosa e disponibile, ma nulla di comparabile con una simile belva erotica; quella di Franco, fortunato di aver acchiappato una donna così, ma anche inevitabilmente condannato a diventare cornuto; quella di lei con un bel pancione ingravidato da me.
Quando sentii che si avvicinava il momento di schizzare, tentai istintivamente di staccarmi, ma lei, avvinghiando le sue gambe attorno alle mie natiche, mi tenne letteralmente imprigionato: si era offerta per quello, voleva assolutamente prendersi dentro tutto il mio sperma. Fu una sborrata lunga e copiosa e lei mi tenne attaccato a sé a lungo, serrando le sue braccia dietro le mie spalle, per non perdere neppure una goccia. Poi restammo ancora altri dieci minuti riversati sul letto, continuando ad accarezzarci, a palparci, a leccarci.
Prima che uscissi di casa, mi baciò nuovamente e mi disse:
“Mi hai sbattuta per bene, ho goduto tanto, credo che davvero mi hai ingravidata!”
Le risposi sorridendo:
“Guarda che non sempre capita alla prima volta… bisogna aver pazienza, bisogna insistere…”.
E difatti abbiamo insistito. Mi ha invitato altre due volte nel giro di una decina di giorni e ci abbiamo riprovato. Ci siamo fatti due scopate super, mi ha fatto godere come non mai. Ad un certo punto ho cominciato a vellicarle il buco del culo e, visto che reagiva bene alla stimolazione, gliel’ho lubrificato con la stessa emulsione della sua fica sbrodolante; poi ho fatto scivolare più in basso il mio cazzo imbizzarrito e, con un colpo secco, gliel’ho infilato in culo.
Ha lanciato un gridolino acuto:
“Ahiaiii dio miooo così mi sfondi tutta …… ooohhh che bestia che sei! sì daiii mi sento trafiggere …. che belloo! sì continua aahh inculami! sìì rompimelo!”
Non era la prima volta che inculavo una donna, ma l’avevo fatto sempre come lo fanno i cani, cioè prendendola da dietro. Ora le trapanavo il culo tenendola di fronte, cioè continuando a slinguarla, a succhiarle i capezzoli, a tirarla a me dalle chiappe. Una cavalcata furibonda, da perdere il ben dell’intelletto!
E, difatti, sarei andato sino in fondo se, ad un certo punto, non mi avesse strattonato bruscamente lei stessa ricordandomi la missione che mi era stata affidata. L’ho tirato fuori dal culo appena in tempo e gliel’ho reinfilato in tutta fretta nella fica, scaricandole una quantità di sperma sufficiente per ingravidare dieci donne.
Sono ormai quasi tre mesi che ci incontriamo a casa sua, all’insaputa (chissà?) del marito, che non si è più fatto vivo con me. Sono stati tre mesi di passione e di piacere, con grandi chiavate e abbondanti sborrate, ma ancora i test di gravidanza non hanno dato esito positivo. L’altro giorno, dopo l’ennesima trombata, le ho detto scherzosamente:
“Non vorrei che sia diventato anche io sterile”
Ha fatto una smorfia, poi mi ha risposto maliziosamente:
“Non capisco la tua impazienza … mi hai convinto tu che bisogna insistere … mica per caso ti sei già stancato?”

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Tradimenti

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